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LA MIA ARTE


Fin da bambino sono sempre stato attirato dai colori. E per la materia di cui è fatta ogni cosa. Ho avuto la fortuna di avere un padre e uno zio, “lo” zio, con la stessa passione, ma, entrambi cresciuti in un ambiente famigliare e sociale che ha impedito loro di esprimersi al meglio e, soprattutto, di “mostrarsi”.
Alle elementari il mio maestro si stupiva che fossi l'unico bambino che usava il bianco, tra i pastelli, che pochi mi erano consentiti da banali ragioni economiche.
Alle medie ho avuto la ventura di avere un professore di artistica matto ma che mi ha insegnato “tutto”.
All'istituto agrario non eccellevo nel disegno tecnico, ma quando la prof all'ultima tavola ci ha detto di progettare un monumento, è rimasta a bocca aperta.
Crescendo ho iniziato a girare sempre con la macchina fotografica a portata di mano...
Già negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza poi ho iniziato a partecipare a concorsi vari, portando a casa medaglie e diplomi.
Arrivati i figli ho fatto il papà a tempo pieno, rinunciando, per mancanza di tempo e di spazio a creare. Per 10 anni, nel momento in cui si vendeva di tutto. E quando dico tutto penso in senso spregiativo!
16 anni fa, una vacanza in Abruzzo: ho visto cose che non pensavo esistessero in Italia, poi, all'ultimo giorno, passiamo davanti ad una galleria dove si esponevano paesaggi..........entro e mi viene un moto di stizza nel vedere come si potessero rovinare quelle meraviglie del creato.
“potrei fare di meglio”!
Tornato a casa riprendo gli attrezzi custoditi in cantina e realizzo 15 tele in 15 giorni con soggetti abruzzesi, come se il tempo non fosse passato, anzi con la capacità di fare davvero meglio di prima. E siccome qualcuno se ne accorge e mi chiede di esporre, decido di smettere di reprimere il bisogno ed inizio ad arricchire il curriculum.
Da allora è stato un susseguirsi di eventi e di occasioni espositive, a volte a seguito di inviti ricevuti, più spesso fortemente cercate e volute.
Nel 2003 ho fondato l'associazione ArteAdAronA, per dare ad un po' di gente la possibilità di esporre in gruppo, laddove era sempre più difficile farlo per il singolo.
Ho quindi realizzato un sogno, nell'estate del 2009: coi miei figli ho restaurato un vecchio cinema abbandonato e devastato da tempo, trasformandolo in uno spazio espositivo di 400 metri quadri, il più ampio della provincia di Novara e la mia associazione lo avrà in comodato d'uso per 7 anni !
In diverse occasioni ho accompagnato le mie personali con un manifesto narrante l'evoluzione del mio fare arte: sono tutti conservati in archivio ed hanno solo il limite di dover essere riletti contestualizzando il momento in cui sono stati concepiti.
Qui, ora, dirò non cosa è il mio pensiero attuale, ma come arrivo a realizzare un'opera: dirò di come lavoro sulle tele, riservandomi in seguito, di raccontare il resto della mia produzione che è e sempre più sarà fatta anche di altre tecniche, di altri materiali, di altre idee.
Voglio vivere, nel tempo che avrò, in modo sempre più “artistico”, ma per che ciò accada, devo prima liberarmi di una serie di incombenze, prima fra tutte il mestiere di professore di botanica ed ecologia, che mi prende una parte considerevole della settimana e di energie: dicono che sono un bravo prof, qualcuno comincia a dire pure che sono un Maestro. E sto iniziando a crederci anch'io. La gran parte dei miei lavori su tela è fatta a partire da una foto: dovendo, come già detto, procurarmi in altro modo la “pagnotta”, non ho il tempo per dipingere sul posto e la macchina fotografica diventa quindi, soprattutto, uno strumento per la memoria.
In realtà, quando vedo un luogo o un soggetto che mi “intriga” o “attizza”, nella mia memoria fotografica già vedo cosa potrà diventare la mia trasposizione sulla tela, magari anche dopo qualche anno.
Dopodichè, siccome le stampe hanno tutte la stessa dimensione/formato, mi sono ritagliato nel cartoncino una serie di “mascherine” proporzionate alle misure delle tele che prediligo e, ponendomi sopra alla foto con queste mascherine, decido l'inquadratura che preferisco e, di conseguenza, anche le dimensioni della tela.
In verità vorrei utilizzare sempre più tele sempre di maggiori dimensioni, ma sono bloccato dalla logistica: non ho alcun dubbio che il mio lavoro sarebbe ancora più efficace nel momento in cui mi dessi anche questa opportunità...
Il passo successivo, dopo la stesura del fondo bianco (che serve innanzi tutto a risparmiare colori...), è quello di decidere con quali materie costruire l'opera: la mia ricca collezione di sabbie e le segature di diversa granulometria sono le preferite.
La segatura mi consente di rendere al meglio tutta una serie di situazioni: la neve, le foglie secche, le chiome degli alberi e tutto ciò che si definisce organico in natura; in pratica però la segatura è una, solo diversamente setacciata ed è lei che permette di accentuare la terza dimensione, soprattutto nei miei paesaggi.
Le sabbie invece, soprattutto se raccolte sul posto ove ho scattato la/le foto, le uso per simulare rocce e scogli e quanto d'altro si può definire inorganico.
Naturalmente ci sono anche altri materiali nei numerosi cassetti e cassettini del mio studio: argille di diversi colori (e quindi composizione chimica), fili di rame (da usarsi per ...dipingere le linee elettriche di cui è troppo ricco il paesaggio italiano), filo da cucire (ogni volta che c'è da aggiungere volume all'erba o al fogliame), i lustrini che le bambine mettono sul viso (per accentuare lo scintillio dell'acqua , liquida o solida che sia), pezzetti di stagnola o altro materiale “casalingo” (sempre laddove serva più volume o luce), cere, ghiaino, polvere di vetro colorato, legnetti, pezzi di paglia, gesso e polveri e terre di varia provenienza....e quant'altro mi risulti idoneo allo scopo. E' del tutto evidente che maggiore è la gamma di materiali che uso in una tela, più lunghi diventano i tempi di produzione, perchè non mi posso permettere di dipingere un cielo di soli colori e subito sotto una collina colorata e di segatura: inevitabilmente questa andrebbe a sporcare l'azzurro...
Le mie tele quindi diventano una sorta di mosaico i cui pezzi sono costruiti in tempi anche molto distanti tra loro, ma ciò che conta è, in ogni caso, il risultato finale.
Se poi qualcuno la vuol definire pittura materica o arte povera o pittura organica o tridimensionale o con qualsiasi altro termine e aggettivo, è libero di pensarla come vuole: io, dopo 15 anni di ricerca in questa direzione, non solo non saprei fare diversamente (e quindi continuerò così e di più), ma posso garantire che nessun acquirente si è mai lamentato di ritrovarsi sabbia o segatura sul tappeto. Perchè il metodo è collaudato e funziona nel tempo.
Quanto alla polvere che si infilasse tra un pezzo di segatura e l'altra, un buon asciugacapelli basta per la pulizia...
Alla fine, quanto il tutto è ben asciutto, una bella mano di vernice finale o Damar, spray o pennellabile, secondo la superficie: liquida se c'è da “lucidare” l'acqua immobile o con lieve moto ondoso, spruzzata se invece la luce deve risaltare dalle masse di altra natura. Con ciò credo di aver svelato (quasi) tutti i miei segreti.
Più avanti, quando lo studio e la sperimentazione saranno finiti ( e con successo) racconterò dei lavori “altri” oltre alle tele, anche se negli ultimi 2 anni ho già esposto qualcosa di nuovo e diverso: oggi però non vorrei annoiare ulteriormente.
In ogni caso, che si sappia, non mi sono posto limiti, perciò, che siano foto o sculture o plastici o fiori variamente trattati o quant'altro, ne avrete notizia, perchè, se è vero che “tutto è arte”, l'importante però è che dia emozioni.
Anche per questo non troverete la mia firma sul “davanti”, perchè l'opera deve piacere per quello che è e da, non per la firma di chi l'ha realizzata............
Grazie per l'attenzione.
[05/06/2011] ::: Articolo inserito da: Redazione

 
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