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Frammenti di verde e d'altrove. Il manifesto della mostra


Dopo qualche anno di assenza ritorno a scrivere un “manifesto” di introduzione ad una mia personale. E' una scelta voluta, ma anche una risposta ad alcuni visitatori abituali, che, nel tempo, mi hanno posto una serie di domande alle quali non ho avuto fin qui il tempo di rispondere. Ecco i motivi di queste brevi note che ho iniziato a rendere pubbliche nel '97, tre anni dopo la decisione di mettermi a lavorare coi colori in modo organico e ad esporre con altrettanta regolarità.
Per questioni diverse non voglio tornare troppo indietro nel tempo, limitandomi alla scorsa estate. E' ben vero che negli ultimi anni ci sono stati incontri importanti, letture illuminanti, visite a mostre istruttive, ma il momento più importante è del luglio 2009. Quando sono entrato per la prima volta in questo ex cinema abbandonato e devastato dal tempo, ma soprattutto dagli uomini, dopo aver visto il disastro ho chiuso gli occhi ed ho “visto” ciò che sarebbe diventato, cioè quello che anche voi oggi potete vedere. E' stato un mese di lavoro coi miei figli, tre camionate di macerie portate via, non un soldo di finanziamento pubblico (anche per non dover dipendere poi dalle grazie dell'assessore di turno), non uno sponsor privato, invano cercato. Il risultato, apprezzato dai più, invidiato da molti, è oggi a disposizione di chiunque abbia qualcosa da mostrare: per quanto mi riguarda, mi riservo una personale all'anno, come sempre, da quando ho iniziato. Lo considero quindi una delle mie opere migliori, realizzata “evitando coloro che cercano di sminuire le vostre ambizioni”, un sogno diventato realtà. E sono orgoglioso di aver dato alla mia città questa risorsa, di aver contribuito a non perdere definitivamente un altro pezzo di memoria. Ho la presunzione di essere stato “ispirato”, in questa impresa, così come in molte delle opere che qui vedete esposte: già l'anno scorso, sul registro delle firme, la parola più frequentemente scritta dai visitatori era “emozioni”. Ma sono anche arrivato a credere che “non vi è alcun limite a ciò che voglio creare”. “L'ispirazione non è quel che riceviamo in cambio di quanto facciamo, è ciò che mettiamo nelle nostre azioni”; “l'uomo è un ruscello la cui sorgente è nascosta”; “tornate alla semplicità della Natura”; “siamo tutti maestri e ciò che insegniamo è ciò che impariamo”; “qualcuno o qualcosa è responsabile della continua creazione di cui sono testimone attraverso i miei sensi”; “nulla succede per caso”...
Tutte le frasi “virgolettate” sono ovviamente citazioni dalle letture più recenti, ma le ho fatte tutte mie perché a questo punto del mio cammino sono arrivato. La montagna è ancora alta, la fatica più intensa, ma non ho più alcun dubbio sul mio dover andare avanti, pagandone tutti i prezzi che un simile percorso comporta. Lungo la strada che mi è stata data da percorrere, per vedere e mostrare le cose belle che incontro, mi è capitato di avere dei compagni di viaggio: i tratti sono stati differenti, a volte molto brevi, altre più lunghi e intensi...e qualcuno ha deciso di chiamarmi Maestro: sapesse quanto ho ancora da imparare... Spesso mi trovo solo, ma deve succedere anche questo, perché non puoi pensare di cambiare gli altri, né di pretendere ti assomiglino: ognuno ha almeno una missione da compiere transitando su questo pianeta... I fiori, le piante, prima ancora degli animali, sono arrivati qui e ci consentono di vivere, al meglio delle nostre possibilità: mi limito ad osservare, reinterpretare, mostrare, nel mio modesto ruolo di divulgatore. Sono convinto di dover svolgere questo compito senza prendere in giro nessuno: le opere esposte possono piacere o meno, non pretendo l'unanimità dei consensi, mi piace pensare di dare piacere a qualcuno, o, almeno, vedere un sorriso. Colori, sabbia, segatura, carta sono solo strumenti: sono i vostri occhi, la mente, il cuore che devono decidere se valeva la pena di arrivare fin qui e ora. Starò anche ad ascoltare: infatti ci sono state date due orecchie ed una bocca sola. A volte, il silenzio serve più di tanti rumori inutili. Spesso, soprattutto in tempi di notizie urlate o cancellate, è meglio limitarsi ad osservare. Come facevo da bambino, come vorrei continuare a fare, finché ne avrò il tempo.


[30/08/2010] ::: Articolo inserito da: Redazione

 
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Giancarlo Fantini

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